Niente di buono.

“[…] Qualsiasi rapporto viene dissanguato dal sospetto, dalla mancanza di fiducia e rispetto per sè stessi, dall’incapacità di godersi la vita, di camminare, parlare o pensare normalmente, dallo sfinimento, dalle notti e dai giorni di terrore. Non si può dire niente di buono sulla depressione, se non che ti fa provare come ci si sente quando si è vecchi, vecchi e malati. Quando si è vicini alla morte e la mente è rallentata, senza grazia nè smalto nè coordinazione. Quando si è brutti e non si crede più nelle possibilità che offre la vita, nei piaceri del sesso, nell’armonia della musica o nella capacità di far ridere sè stessi e gli altri.

Gli altri credono di sapere cosa significa essere depressi perché hanno affrontato un divorzio, perso il posto o rotto una relazione ma queste esperienze comportano dei sentimenti, la depressione invece è piatta, vuota e insopportabile. Dà fastidio. Quando sei depresso la gente non sopporta di starti vicino, magari pensano che dovrebbero e ci provano ma tu sai, e lo sanno anche loro, che sei seccante da non credere. Sei irritante, paranoide, privo di spirito e di vita, sei critico ed esigente e il conforto non ti basta mai. Hai paura e fai paura. E non sei proprio te stesso “ma presto passerà”, invece sai che non è vero.

[…] Come conseguenza penso onestamente di aver percepito di più, in modo più profondo […]di aver pianto più spesso ma anche riso più spesso, di aver apprezzato di più la primavera dopo il lungo inverno, di essere stata vicinissima alla morte e di averla apprezzata di più, come di aver apprezzato di più la vita. Di aver visto il lato migliore e quello più terribile della gente, di aver lentamente appreso il valore dell’affetto.”

Kay Redfield Jamison, Una mente inquieta.

Niente di buono.